Studio Dentistico

Studio Dentistico (5)

Venerdì, 30 Ottobre 2015 17:22

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Mercoledì, 30 Ottobre 2013 10:23

Termini e Condizioni

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termini e condizioni

Lunedì, 22 Ottobre 2012 22:42

Lo Studio

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L’odontoiatria moderna non può più rimanere confinata al mero salvataggio, alla pur importante sostituzione dei singoli denti, o alla riduttiva considerazione che i denti dritti e bianchi “sono belli”. Non ho mai visto una bocca BELLA in una persona depressa o con seri problemi affettivi, sociali, economici, personali. Quelle che, secondo i canoni meccanicistici della medicina scientifica galileiana (la nostra), sono le bocche più difficili da sistemare, appartengono a bambini disadattati, figli di genitori separati o con altri problemi che non hanno permesso loro uno sviluppo armonico della personalità, e la cui bocca porta con sé questi problemi. In tutti questi e in altri casi, l’odontoiatria classica non riesce, se non a costo di anni e anni di terapie invasive e se vogliamo anche un po’ violente, a dare un assetto stabile alla bocca.

Studio dentistico Dottor BonazziA praticamente ogni apparecchio ortodontico fanno seguito sistemi di contenzione per ‘bloccare’ i denti nella posizione raggiunta, perché lasciati finalmente liberi al termine della cura, nella maggior parte dei casi se ne tornano tranquillamente dov’erano. Il motivo è che le correzioni forzate non sono, ovviamente, processi naturali. Tanti anni di lavoro alla poltrona e di conseguente osservazione e riflessione su tutto quel che vedevo e mi trovavo a fare, mi hanno spinto a cercare un modo terapeutico che permettesse alla bocca di lavorare meglio e, di conseguenza, durare di più. Così come qualsiasi ingranaggio funziona meglio e più a lungo tanto è ben bilanciato e lubrificato, la bocca, mirabile congegno biomeccanico, rimane in salute e lavora meglio tanto più è equilibrata. Studio dentistico Dottor BonazziMa questo equilibrio, con buona pace degli ortodontisti, non può essere imposto, perché solo la bocca dell’individuo stesso sa, come qualsiasi altro suo organo, qual è quello migliore. È stato quasi per caso che ho finalmente incontrato il metodo che permette alla bocca di raggiungere il PROPRIO equilibrio, metodo che oltretutto ha anche un bellissimo nome: Dentosofia. La Dentosofia si è sviluppata sulla base del lavoro di due professori francesi che hanno messo a punto, nel 1953, un apparecchio chiamato ‘Attivatore Pluri-Funzionale’ perché permette a tutto il sistema bocca, quindi denti, lingua, guance, muscoli, legamenti, articolazioni e ossa, di raggiungere il miglior equilibrio possibile, sfruttando la capacità che ogni organismo ha di rimodellarsi continuamente in virtù del ricambio cellulare fisiologico guidato da nuovi stimoli, un po’ come succede ai muscoli quando si comincia ad andare in palestra, o quello che accade alla coordinazione delle dita di un pianista che si esercita con il suo strumento.

Studio dentistico Dottor BonazziInutile dire che l’aver conosciuto la Dentosofia ha (finalmente!) cambiato il mio modo di curare il paziente, e dato una risposta alle domande che mi ponevo ormai da decenni. Erano due principalmente: come è possibile decidere a priori quale deve essere la corretta posizione dei denti nelle arcate? E perché, una volta raggiunta quella che nel progetto del medico che mette l’apparecchio è la situazione ideale in una bocca, i denti non rimangono a posto senza contenzione? Ebbene, con l’attivatore i denti si spostano autonomamente nella posizione più corretta, proprio come il nostro stomaco decide in modo autonomo di digerire o il nostro cuore di battere, e una volta terminata la terapia rimangono ‘dritti’. Inoltre, trovandosi ormai in una bocca equilibrata, non si cariano quasi più. Descrivere in poche righe questa metodica e riassumerne la teoria è impossibile, invito perciò chi volesse approfondire l’argomento a leggere il libro del Dott. Michel Montaud, discepolo dei professori Soulet e Besombes, “Denti e salute” ed. Terranuova, pubblicato in Italia già da qualche anno.

 

Dott. Giampiero Bonazzi

Lunedì, 22 Ottobre 2012 22:41

Sorridi! armonia della bocca per l'armonia del corpo

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Che cosa c’è dietro un sorriso? “Una contrazione dei muscoli facciali!” risponde l’aspirante fisiologo, “uno stato d’animo o un’emozione!” dice lo studente di psicologia, ma nonostante la prima risposta sia differente, a nessuno dei due sfugge che in un semplice sorriso ci sono aspetti puramente fisici come la contrazione muscolare, e altri che invece dipendono dalla sfera psicologica. E quanti stati d’animo e emozioni si possono esprimere con il sorriso! Può essere sarcastico, nostalgico, sardonico, gioioso, sereno… Il nostro corpo tramite le espressioni si mette al servizio della nostra emotività, per rendere azione l’intenzione. Manifesta, attraverso il movimento, la nostra personalità. Mente e corpo sono intimamente connessi e la salute di ciascuno dipende direttamente dalla salute dell’altro. “Sì, ma chi dei due ‘comanda’?” chiederebbero i due studenti. Oggi come oggi potrebbe sembrare difficile rispondere: siamo cresciuti con la convinzione che esista una soluzione farmacologica a ogni disordine dell'organismo, che risolva a livello molecolare ogni piccolo guasto meccanico che ci può colpire col passare del tempo. Ma per tornare al nostro sorriso, può esisterne uno senza che vi sia un’intenzione, o un’emozione a causarlo? In questo caso rispondere è più semplice: no. Che sia triste o felice, esprime sempre un lato della nostra personalità, della nostra psicologia.

sorridiLo stesso discorso, in ambito medico, si può fare con la patologia. C’è chi pensa che non sia altro che un malfunzionamento temporaneo o permanente della ‘macchina corpo’, e chi invece interpreta la malattia come un segno di squilibrio che è lì per rendere manifesto qualcosa che non va, nel mondo invisibile delle emozioni e dei pensieri. Nella pratica dentosofica, e quindi nell’attività quotidiana in studio, il modello psicosomatico è la base dalla quale ogni trattamento prende forma si sviluppa, e che permette di ottenere risultati tanto più rapidi e permanenti nel tempo, quanto più si affrontano le cause profonde che ‘organizzano’ il problema della bocca, che sia una dismorfosi, un malposizionamento dei denti o una semplice carie.

In Dentosofia la cura della bocca è solamente un mezzo per raggiungere un equilibrio, non solo orale, ma dell’intero organismo inteso come unione di corpo e spirito, due entità che essendo, ovviamente, inscindibili, si influenzano e dipendono reciprocamente. L’obbiettivo della terapia è quindi (come ripetuto tante volte in questo sito, se già avete avuto la gentilezza e pazienza di leggerne altre sezioni!), quello di ‘restituire’ a ciascuno una bocca sana, che rifletta un’armonia psicofisica generale e un reale stato di salute.

Lunedì, 22 Ottobre 2012 22:41

L'Attivatore

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Quando si parla di Dentosofia si fa riferimento, principalmente, a un'armonia e un equilibrio della bocca che sono sì a grandi linee definibili in alcuni modelli fisiologici, ma che risultano personalissimi e mutevoli nel tempo. In sostanza, ogni bocca ha il proprio equilibrio, e il paziente stesso, accompagnato dal terapeuta, è in grado di seguire il percorso verso questo equilibrio, seguendo una cura che non è stabilita a priori in tutte le sue tappe ma che si svolge nel tempo seguendo un ritmo naturale. Chi detta questo ritmo? L’organismo. Così come è in grado di regolare autonomamente la respirazione, il battito del cuore, la guarigione delle ferite…

L'Attivatore - Studio Dentistico Dottor BonazziIl mezzo che permette di velocizzare il viaggio è l’APF, sigla che sta per Attivatore pluri-funzionale di Soulet-Besombes. Più semplicemente, l’Attivatore. Per quanto la terapia con Attivatore sia a tutti gli effetti una terapia d’avanguardia, la sua invenzione risale al 1953 ad opera di due professori francesi (Soulet e Besombes, appunto) che lo concepirono come un valido strumento per limitare i danni che tre mesi di villeggiatura facevano ai progressi ottenuti nelle bocche dei loro piccoli pazienti, a cui toglievano l’apparecchio per le vacanze estive, come si usava a quel tempo. Nonostante la fatica fatta per raddrizzarli, infatti, in nemmeno tre mesi i denti tornavano là da dove erano partiti. Pensarono così a un apparecchio che non causasse i problemi che davano fili metallici e ganci, che dovevano essere continuamente tenuti sotto controllo con visite in studio, sperando che questo, quantomeno, evitasse ai denti di muoversi, facendoli rimanere là dove l’apparecchio fisso li aveva faticosamente tirati. Diedero così ai loro pazienti un semplice paradenti di caucciù, materiale molto comune in Francia in quel periodo, e un appuntamento al termine dalle vacanze. Passata l’estate, al rientro i dottori rimasero sorpresi: non solo i pazienti non erano regrediti, mostravano addirittura dei progressi! E questo era ancora più sorprendente se consideravano il fatto che l’apparecchio di caucciù non esercitava nessuna trazione sui denti, i quali, quindi, si erano evidentemente mossi spontaneamente, e per giunta verso la propria sede naturale. Diedero il loro nome all’apparecchio e lo chiamarono “Attivatore”, perché sembrava attivasse alcune funzioni proprie della bocca che la facevano tendere all’equilibrio e al corretto funzionamento.

L'Attivatore - Studio Dentistico Dottor BonazziFacciamo due rapidi balzi in avanti nel tempo. Uno per arrivare agli anni novanta: un chirurgo dentista francese, il Dott. Montaud, incerto sulla decisione di estrarre a suo figlio alcuni denti che non avevano spazio in bocca, si reca a Parigi a seguire un corso tenuto dal Prof. Besombes sull’Attivatore, e rimane folgorato. Assieme a un suo collega, il Dott. Mathieu, studia gli effetti dell’attivatore provando a spiegarne il funzionamento. Non ci riesce del tutto, ma gli i risultati della terapia su suo figlio prima, e sulla sua famiglia e i suoi pazienti poi, sono talmente sorprendenti che decide di dedicarvisi completamente, abbandonando la chirurgia orale. Dà anche il nome alla disciplina che ha contribuito a fondare: Dentosofia, dalle parole greche per “denti” e “saggezza”.

Il secondo salto in avanti nel tempo ci porta ai giorni nostri. Quell’apparecchio di caucciù oggi è prodotto anche utilizzando materiali più moderni e resistenti, e ha preso forme diverse per affrontare meglio le differenti situazioni che si presentano nel corso della terapia, ma la sostanza è invariata. Si tratta di una sorta di paradenti, con una doppia doccia in grado di accogliere le due arcate dentarie tenendole separate, e isolarle completamente dall’azione delle labbra e della lingua, che è accompagnata fino alla propria posizione fisiologica a contatto con il palato. In un istante, quando “indossato” riporta la bocca alla sua modalità di funzionamento naturale. Praticamente tutte le malposizioni dentarie, le dismorfosi della bocca e persino alcuni disordini respiratori, infatti, sono causati dall’alterazione del normale sviluppo dell’apparato stomatognatico, che segue al mantenimento nel corso della vita di cattive abitudini durante masticazione, deglutizione e postura della lingua a riposo che, come una goccia d’acqua su una roccia, lasciano pian piano il segno. Un esempio pratico: immaginiamo di battere con la lingua, ogni volta che deglutiamo (e lo facciamo circa duemila volte al giorno), sugli incisivi, i cosiddetti ‘denti davanti’. Con l’andare del tempo, a meno che non siano corretti attraverso l’uso di un apparecchio ortodontico, gli incisivi tenderanno a sporgere. È un buon esempio anche perché permette di sottolineare una delle principali differenze che ci sono tra ortodonzia fissa e terapia con Attivatore. Mentre l’apparecchio ortodontico, se ben utilizzato dall’ortodontista, applicando una trazione riporterà gli incisivi in posizione e ce li terrà con la forza nonostante la continua spinta della lingua, l’Attivatore, molto più semplicemente (ed efficacemente!), educherà la lingua a poggiare sul palato durante la deglutizione e a riposo, eliminando così la spinta sugli incisivi che torneranno, a volte persino a una velocità stupefacente, in linea con gli altri denti. Con queste premesse, è intuitivo dedurre che tolto l’apparecchio la lingua porterà di nuovo i denti in fuori, mentre terminata la terapia con Attivatore, gli incisivi verranno finalmente lasciati in pace…

attivatorePer questo e per altri motivi, la terapia con Attivatore viene anche chiamata Riabilitazione Neuro Occlusale (RNO). È, infatti, una vera e propria rieducazione delle funzioni di base della bocca, dalla masticazione alla deglutizione, che la porta a raggiungere quel famoso equilibrio biomeccanico che le permetterà di lavorare più efficacemente e di durare nel tempo. I pazienti che portano l’Attivatore con regolarità, immancabilmente percepiscono quella sensazione di benessere che, riferita in studio durante la visita, strappa sempre un sorriso a chi ascolta.